Stampa veneta
Il Palazzo di Giustizia di Bellunoda IL GAZZETTINO di Belluno del 15-02-2006
Giustizia: salta l'informatica, si torna alla carta
Il ministero riduce i fondi e la ditta che fornisce il servizio dà forfait.
Pesanti le conseguenze per uffici e cittadini. Il ministero taglia i fondi e il servizio assistenza informatica a Tribunale e Procura di Belluno dà forfait. La collaborazione tra la ditta Abaco e palazzo di Giustizia non si protrarrà oltre il 28 febbraio prossimo. E le conseguenze che si prospettano si tradurranno in tutta una serie di disservizi che già si intravedono. La comunicazione dell'imminente cessazione del rapporto, a distanza di dieci anni dal suo inizio, è pervenuta pochi giorni fa tramite lettera al Presidente del Tribunale e al capo della Procura. La questione è presto spiegata. Va premesso che a partire dal 2003 la ditta aveva accettato di erogare prestazioni di supporto informatico in regime di riconoscimento del debito, in attesa che il momentaneo stato di difficoltà delle finanze ministeriali fosse superato con il reperimento di adeguati mezzi venuti meno nel frattempo. Vana speranza. La finanziaria 2006 ha cronicizzato la situazione. Meglio ancora dire - spiega il responsabile della ditta che opera in seno a palazzo di Giustizia - che l'ha resa ancor più grave operando un taglio del 50 per cento degli stanziamenti per l'informatica che, già insufficienti, avevano comportato nel precedente esercizio la necessità di stabilire con le imprese rapporti di fornitura fuori dai canoni di correttezza e regolarità commerciale. Tradotto in cifre e per meglio consentire una messa a fuoco del problema a dimensione nazionale, tutto questo significa che lo scorso anno erano stati stanziati 80 milioni di euro per l'assistenza. Quest'anno si dimezza. Il quadro, illustrato alla decina di ditte che operano in tutt'Italia, è apparso tanto più drammatico allorchè si è appreso che la disponibilità finanziaria attuale del ministero per il 2006 può coprire appena il 5 per cento del fabbisogno annuale. A questo punto non si è reso possibile alcun altro credito. Il fatto è che senza un'assitenza informatica gli uffici giudiziari, a Belluno come si sta verificando un po' dappertutto, rischieranno di fermarsi. La posta in gioco è alta. Il Registro generale può andare incontro al blocco totale delle attività di iscrizione, ricerca e aggiornamento degli archivi penali di Procura e Tribunale. «Già da adesso - spiega il responsabile di Abaco nel Tribunale di Belluno - sono senza assistenza informatica il Giudice di Pace e la sezione staccata di Pieve di Cadore. Ciò significa che al primo problema nel Registro degli indagati non si potrà procedere. E tenuto conto che noi eseguiamo una ventina di interventi al giorno si può ben immaginare che accadrà». Una cosa appare ormai inevitabile: si dovranno stampare i registri informatici. Si torna dunque al cartaceo per sopperire alla mancanza del supporto informatico. Nè c'è bisogno di sbrigliare troppo la fantasia per immaginare che accadrà, ad esempio, all'atto della ricerca di un certificato del casellario. E ad uscire penalizato sarà l'utente. Il vicecapo della Procura, Gianni Griguolo, va ancora più all'osso: «C'è il rischio concreto che nel rilascio di un certificato di carico pendente possa uscire un dato falso». Insomma un disastro annunciato.
da Il Corriere delle Alpi del 15-02-2006
Giustizia senza assistenza informatica
Il ministero non paga, la srl blocca tutto. Funzionalità a rischio da fine febbraio
BELLUNO. Palazzo di giustizia senza assistenza informatica dal 28 febbraio: non ci sono più soldi, le agenzie che prestano assistenza vantano crediti milionari con lo Stato, e l'Abaco di Verona ha risposto picche al ministero che chiedeva un credito aperto per il 2006. Ad oggi, se si rompe un Pc o non funziona un server negli uffici dei Giudici di Pace o nella sede staccata a Pieve, si resta a piedi. La giustizia rischia la paralisi anche a Belluno: basta un nulla e si ha bisogno dell'assistenza informatica. Si tenga conto che sono almeno una ventina al giorno gli interventi chiesti ai soli due tecnici informatici del centro elaborazione dati del Palazzo. Di cartaceo c'è ormai poco, da quando, nel 1997, fu introdotta l'informatica anche in tribunale (si partì dall'allora procura circondariale con il procuratore aggiunto Gianni Griguolo). Dunque, senza assistenza, il primo settore a rischio è quello del Registro generale che può andare incontro al blocco totale delle attività di iscrizione in caso di qualche inconveniente. Poi l'aggiornamento degli archivi penali di procura e tribunale: ciò significa che per un certificato penale dal casellario, potrebbero esserci dei problemi in caso di improvvisi guasti o intoppi del sistema o di un server e via di questo passo. Un quinto del servizio, in realtà, l'Abaco di Verona l'ha già tagliato da qualche giorno: l'assistenza informatica di fatto non c'è più negli uffici del Giudice di Pace oppure nella Sede Distaccata di Pieve di Cadore. Dal 28 febbraio lo stop del servizio riguarderà tutti gli uffici del palazzo di giustizia bellunese. Una sorta di assistenza «ministeriale» verrebbe comunque garantita dai Cisia: ma solo per le urgenze («E in 10 anni non si sono mai visti» spiegano dal palazzo di giustizia di Belluno). Ma come si è arrivati a questa situazione? L'Abaco (che fa assistenza informatica in tutto il Triveneto) ha scritto anche al Procuratore della Repubblica e al Presidente del Tribunale di Belluno: la lettera di inizio febbraio parla di una situazione incancrenita. «Dal 2003, come pure altre aziende del nostro settore, abbiamo accolto con senso di responsabilità la richiesta di alcuni Cisia di erogare prestazioni di supporto informatico in regime di riconoscimento del debito, in attesa che il momentaneo stato di difficoltà delle finanze ministeriali fosse superato tramite la ricostruzione di adeguati mezzi economici che nel frattempo erano venuti meno», si legge nella missiva. Recentemente il ministero ha chiamato a rapporto tutte le società che in Italia prestano il servizio, chiedendo se volessero continuare il lavoro continuando ad accumulare il credito: le aziende hanno risposto di no. Del resto la sola Abaco vanta un credito di tre milioni di euro che non ha mai ricevuto. Dall'altra, c'è stato un ulteriore taglio di finanziamenti da parte del ministero: nel 2005 erano stati stanziati ben 80 milioni di euro per l'assistenza informatica negli uffici giudiziari (e sono stati spesi 120 milioni); per il 2006 c'è stato un taglio del 60 per cento con uno stanziamento globale di 46 milioni di euro. Una situazione che Abaco denuncia come «fuori controllo» ed è con «rammarico» che annuncia a Procuratore e Presidente del tribunale che «in assenza di concreti e immediati provvedimenti, la nostra impresa non sarà in grado di erogare il sevrizio di assistenza oltre la fine di questo mese» (febbraio). Scioperi sono già in atto in alcuni Tribunali, la protesta monta anche fra i dipendenti delle società che a cascata subiscono i tagli degli stipendi oppure la non conferma dei contratti a tempo determinato e via di questo passo. La mobilitazione invece monta anche su Internet dove sono nati anche forum e blog di addetti ai lavori, sia per esprimere malumori sullo stato, che preoccupazioni per il futuro. In qualche ufficio giudiziario, per evitare problemi dovuti a blocchi o black out dei server, si è pensato di stampare gli archivi a oggi digitalizzati. Un ritorno forzato all'«archeologia» cartacea? A Belluno bisognerebbe stampare documenti dal 1996...
dall'"Arena di Verona"
I problemi dei fornitori Non pagata l’assistenza ai computer
Intervista con il presidente del Consiglio di amministrazione di Abaco s.r.l.
La società che assicura il servizio alla caserma Mastino minaccia il blocco totale Il Tribunale di Verona rischia la paralisi, il black-out giudiziario totale di tutte le attività informatizzate, in pratica la quasi totalità degli atti, dalla richiesta di informazioni su un cittadino sottoposto a procedimento, ai verbali, gli interrogatori, le sentenze. Il drastico taglio dei fondi effettuato dal ministero della Giustizia, che ha ridotto lo stanziamento dei fondi per l’assistenza informatica dagli 81 milioni del 2005 ai poco più che 40 del 2006, ha messo la società responsabile dell’assistenza nell’impossibilità di proseguire. Un gesto eclatante, che ha un ulteriore risvolto veronese, in quanto la società che ha in appalto l’assistenza informatica di tutti i tribunali del Triveneto, Verona compresa, l’Abaco di vicolo San Bernardino, 6, è scaligera. Il presidente del Consiglio di amministrazione, Carlo Zamboni, con una lettera datata 2 febbraio ha comunicato al ministero di Giustizia che, in considerazione della situazione creatasi, se non interverranno novità, dal 28 febbraio (data di scadenza dell’appalto) non potrà proseguire il servizio di assistenza. E la novità può essere soltanto una, che il ministro Roberto Castelli sblocchi la situazione e trovi i soldi per pagare i debiti dell’assistenza che, a livello nazionale sono di diverse decine di milioni e che, solo per Abaco superano i tre: «Una somma enorme per la nostra azienda», ammette preoccupato Carlo Zamboni, «una realtà economica all’avanguardia sul piano tecnologico, sana dal punto di vista finanziario e che ha chiuso bilanci sempre in utile». Una realtà modello insomma, di quelle che hanno fatto grande il Nordest, e che si ritrova invece con una forte esposizione bancaria, soltanto perché il ministero non paga fatture da più di un anno: «Mentre l’azienda ogni mese ho 100 stipendi da pagare», prosegue il presidente, «e certo non posso lasciare i miei collaboratori al verde con la giustificazione che il ministero non paga. Non siamo però in possesso di risorse illimitate, ho investito nell’azienda una vita di lavoro, mia e dei miei figli». La situazione insomma è molto delicata, da un lato il Tribunale cittadino rischia di ridurre drasticamente la sua attività (il ministero il 17 gennaio scorso ha inviato una direttiva in cui di fatto tagliava l’85 per cento dell’assistenza tecnica), dall’altro una società sana, all’avanguardia, con bilanci in utile, rischia di veder compromessa la sua leadership nel settore. «Siamo fiduciosi che, pur in un clima di ristrettezze generali», conclude Zamboni, «il Ministero sappia trovare i fondi per tutelare l’attività dei tribunali e salvare i posti di lavoro delle nostre aziende». Il tempo però è agli sgoccioli, l’11 febbraio si entra in campagna elettorale e sino al nuovo governo nessuno vedrà più un euro.
da IL GAZZETTINO nazionale dell' 11/02/2006
UFFICI GIUDIZIARI A RISCHIO DI "BLOCCO TOTALE"
VENEZIA Senza una vera assistenza informatica, gli uffici giudiziari di Venezia, come quelli del resto d'Italia, si fermeranno. Per farlo capire a Roma, che ha tagliato i fondi dedicati a questa voce, il presidente del Tribunale lagunare, Attilio Passannante, e il procuratore capo, Vittorio Borraccetti, hanno stilato un elenco di tutti i «disservizi» in arrivo: «che potrebbero derivare da cattivi funzionamenti o, peggio ancora, da improvvisi quanto imprevedibili arresti dei programmi informatici utilizzati ormai a tempo pieno». Un appello estremo, inviato oltre che al ministero di Giustizia, anche al Csm, alla Corte d'appello, al Procuratore generale, al Cisia di Padova, l'organismo che si occupa dell'informatica nel settore giustizia. Poi, dal 1° marzo, Roma garantirà solo gli interventi di emergenza, comunque circoscritti a un numero limitato di casi, di cui si dovrebbe occupare proprio il Cisia, che però è a Padova, e non ha in organico alcun esperto informatico in grado di intervenire sul software. L'Abaco, invece, ha una decina di tecnici, solo per gli uffici giudiziari di Venezia, che intervengono di continuo sui computer dei palazzi di giustizia per garantire l'efficienza del sistema. Un bel pasticcio, insomma, che sta preoccupando gli uffici giudiziari di tutta la penisola. Tutti sperano che il Governo trovi le risorse finanziarie necessarie per proseguire l'attuale servizio, ipotesi ventilata l'altro giorno dallo stesso sottosegretario Mantovano in risposta a un'interpellanza alla Camera. Ma di soldi ne servono tanti. Solo l'Abaco, che garantisce l'assistenza agli uffici giudiziari del Nordest, ha accumulato crediti dallo Stato per circa 3 milioni di euro. Intanto, Passannante e Borraccetti hanno scritto al ministero per esternare tutta la loro «preoccupazione sulla regolare attività degli uffici di Tribunale e Procura». Senza un'assistenza continuativa, si verificherebbero «malfunzionamenti notturni» e «ordinari giornalieri». Tra i settori più a rischio, il Registro generale che può andare incontro al «blocco totale delle attività di iscrizione, ricerca e aggiornamento degli archivi penali di Procura e Tribunale».

4 Comments:
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Che vergogna.
E' possibile riportare parte di questo articolo sul mio blog, con il vostro link e i credits ovviamente ?
http://agnamima.blogspot.com/
X cuca
Non c'è problema... è già apparso tutto sulla stampa....
Grazie.
E' bene che la gente sappia.
Buona fortuna per la vostra battaglia.
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